I giganti della Silicon Valley sotto attacco per hate speech e fake news

Anche i big-brand Usa, dopo quelli europei, in ritirata da Youtube per timore di danni provocati dall’hate-speech. La Germania approva disegno di legge contro le fake news sui social network.

google-161114152227_mediumLe rassicurazioni e gli strumenti offerti da Google agli inserzionisti per non far apparire le loro pubblicità accanto a contenuti d’odio non sono serviti: alcune grandi compagnie americane, tra cui i colossi Usa della telefonia AT&T e Verizon, si sono unite alle aziende che in Europa nei giorni scorsi hanno rimosso le pubblicità da YouTube e siti web. E il “mal di pancia” di Google sta cominciando a preoccupare anche Wall Street nonostante gli avvertimenti già lanciati dagli analisti.

Sia Mizuho che Bank of America Merrill Lynch mettono in guardia da un possibile impatto sui conti di Alphabet dovuto all’emorragia di inserzionisti che temono che il loro brand venga “associato” a contenuti pericolosi, soprattutto su Youtube.

Siamo molto preoccupati che i nostri spot possano essere apparsi accanto a contenuti di YouTube che promuovono terrorismo e odio“, ha dichiarato AT&T annunciando la rimozione della sua pubblicità da tutte le piattaforme di Google, a eccezione delle ricerche online.

Stesso annuncio da parte di Verizon. “Quando ci è stato notificato che i nostri annunci apparivano sui siti web non sanzionati – ha detto un portavoce – abbiamo preso misure immediate per sospendere questo tipo di posizionamento degli annunci e abbiamo avviato un’indagine“.

La stessa scelta AT&T e Verizon è stata fatta anche da Johnson & Johnson e da Enterprise Holdings.

La mossa segue quella intrapresa da alcune grandi compagnie in Europa e in particolare nel Regno Unito, dove nei giorni scorsi era scoppiato il caso delle reclame piazzate accanto a video d’estremismo su YouTube. Tra le società coinvolte ci sono L’Oreal, Volkswagen, Renault, McDonald’s e alcune aziende governative britanniche come Royal Mail.

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Google accordo con comScore per la verifica della brand safety su YouTube

La reazione di Google non si è fatta attendere. comScore ha infatti annunciato mercoledì 5 aprile di aver siglato una partnership con il gigante di Muntain View, per fornire una verifica indipendente della brand safety per le campagne pubblicitarie su YouTube.

A livello tecnico, comScore segnala che Google userà un sistema proprietario per la brand safety costruito all’interno della sua suite di tool Campaign Essentials attraverso cui validerà e monitorerà modelli e testi che identificano il contenuto.

L’obiettivo è ovviamente evitare che i messaggi promozionali dei brand partner finiscano a fianco di contenuti ritenuti indesiderati. “Setacciare i contenuti online per garantire la brand safety è una sfida complessa, in particolare all’interno di un ambiente che ha la vasta scala e la crescita di YouTube – ha affermato in una nota Dan Hess, executive vice president of products di comScore -. Siamo felici di vedere che Google si sta muovendo per monitorare e incrementare la brand safety, e apprezziamo la sua fiducia nel selezionare comScore come parte di questa iniziativa”.

Legge Merkel anti-fake news: i social rischiano 50 milioni di multa
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In Europa, nel frattempo, è in corso la battaglia contro le fake news che vede come capofila la Germania. Il governo tedesco ha infatti dato il via libera, qualche giorno fa, al progetto di legge presentato dal ministro alla Giustizia Heiko Maas che prevede che i contenuti debbano essere cancellati o bloccati entro 24 ore dalla segnalazione dell’utente.

Il progetto di legge prevede multe fino a 50 milioni di euro in cui incorreranno i giganti del web come Facebook, YouTube e Twitter se non saranno in grado di cancellare o comunque rendere inaccessibili minacce e commenti offensivi e diffamanti, incitazioni all’odio o a reati penali. Nonostante polemiche e controversie – non solo da parte dei giganti della Silicon Valley, ma anche da parte di attivisti della rete e associazioni dei diritti d’espressione, secondo cui la legge istituisce di fatto una sorta di “polizia d’opinione” – il governo ha deciso di procedere bruciando i tempi: l’idea è di far approvare il testo dal Bundestag prima della pausa estiva, o al più tardi prima delle elezioni federali di settembre.

I social network devono assumersi le loro responsabilità se le loro piattaforme vengono utilizzate per diffondere atti d’odio e fake news penalmente rilevanti“, ha dichiarato Maas dopo il via libera al progetto di legge.

Fonte: CorriereComunicazione.it – 23/03/2017

Fonte: CorriereComunicazione.it – 05/04/2017

Fonte: DailyNet – 07/04/2017

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