Il digital advertising supera la tv in altri cinque mercati

L’analisi di Interaction 2017: il piccolo schermo resta il primo mezzo pubblicitario globale, ma perde efficacia sul pubblico giovane. Per i colossi del digital, il 70% della raccolta proviene da piccole e medie imprese.

Ad Fraud e integrità del marketplace, fake news, privacy, ad-blocking, intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, concorrenza video sulle differenti piattaforme, live video, streaming e audio on-demand e molto altro ancora.

Sono questi i temi al centro dell’attenzione del mercato mondiale della pubblicità digitale secondo Interaction 2017, il report annuale di GroupM che fa il punto sullo stato dell’arte dell’advertising digitale in tutto il mondo.

Il dato di partenza è quello della crescita degli investimenti. GroupM prevede che la pubblicità digitale catturerà 77 centesimi di ogni dollaro speso in pubblicità nel 2017, contro i 17 centesimi raccolti dalla tv. Malgrado le difficoltà sul tema delle metriche, delle misurazioni e della trasparenza della filiera, la pubblicità digitale continua ad aumentare rapidamente poiché i brand seguono i consumatori sui media dove passano il loro tempo, e dove sempre di più acquistano prodotti e servizi.

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Da questo punto di vista, non ci sono dubbi. Il tempo complessivo passato sui media, il cosiddetto “media day”, vede una crescita più significativa del tempo trascorso sulle piattaforme online, in aumento di circa 14 minuti rispetto al 2016: questo risultato è imputabile al maggiore accesso ai supporti che le tecnologie mobili offrono.

Sull’onda di questo cambiamento di abitudini mediatiche, in dieci mercati (Australia, Canada, Cina, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia, Regno Unito) l’investimento digitale ha già superato quello televisivo. Secondo GroupM, nel 2017 il sorpasso avverrà anche in altri cinque Paesi (Francia, Germania, Irlanda, Hong Kong e Taiwan) ma questa situazione non coinvolgerà il nostro Paese: l’Italia vede sì uno sviluppo del digitale, ma resta una realtà fortemente tv-centrica.

Le analisi di GroupM dimostrano che per ora, se si considerano i dati globali aggregati, la televisione rimane ancora la regina per gli inserzionisti, nonostante la diminuzione di efficacia sul pubblico 16-24enne. La quota di investimenti pubblicitari globali della tv è stata sostanzialmente stabile al 42% nel 2016, mentre è previsto un calo al 41% nel 2017.

Nella relazione viene posta particolare attenzione anche al duopolio Google e Facebook, in prima linea tra le sei società globali che detengono la maggior parte della spesa pubblicitaria digitale. Queste società hanno modelli di business molto diversi rispetto alle principali tv lineari.

Gli inserzionisti che garantiscono il 90% delle entrate pubblicitarie delle emittenti televisive, infatti, rappresentano non più del 30/40% del fatturato da advertising portato in cassa dai giganti del digital.

Il restante 70% delle loro entrate deriva dunque da piccole imprese, soprattutto da quelle che commerciano in prodotti o servizi digitali.

Fonte: Lorenzo Mosciatti – Engage.it – 02/05/2017

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